
“La cultura è destinata ad evaporare nell’informazione.”(G. Leopardi)
Di recente il mondo della Rete è stato scosso da due eventi: la chiusura, purtroppo temporanea di “Nonciclopedia”, e l’autooscuramento di “Wikipedia”.
Nel primo caso, gli avvocati di Vasco Rossi hanno ottenuto la chiusura di “Nonciclopedia”, viste le pesanti e triviali diffamazioni nei confronti del cantante che è stato subito accusato dagli Internauti di ogni nefandezza, di essere ricorso alla più deplorevole censura nei confronti di un portale “satirico”. Qui casca l’asino, anzi ne cascano tantissimi: “Nonciclopedia” non è un sito basato sulla satira, poiché la vera satira (Giovenale docet) nasce dall’indignazione ed è una sferzante ed implacabile critica del potere. Nonciclopedia è, invece, strumento del potere stesso: blasfema, scurrile, immorale (si leggano le voci su Anna Frank e sull' olocausto), si compiace della sua laidezza. Si accanisce contro coloro che sono sgraditi al sistema, in luogo di stigmatizzare le strutture oppressive e chi le incarna. Si troveranno beffe di Paolo Attivissimo o di altre mosche cocchiere, ma sono addomesticate e sono pretesti per aggredire i dissidenti. “Nonciclopedia”, questa lurida accozzaglia di scempiaggini, è ideologizzata: gli estensori sono degli ignoranti che diffondono l’ignoranza, credendo di suscitare ilarità. La vera satira è amara, ma gli “autori” di codesta cloaca sono dei teppistelli che, con la loro sboccata insolenza, riescono solo patetici.
Ci si dovrebbe strappare le vesti per la chiusura di una discarica? La diffamazione, la calunnia e la denigrazione ai danni di cittadini che non hanno le aderenze ed il denaro per intraprendere dispendiose iniziative legali sono crimini, non umorismo. Gli indemoniati di “Nonciclopedia” infieriscono contro i ricercatori indipendenti consci che il regime li protegge, al riparo da qualsiasi contromisura. In verità, questo sito di pseudo-pasquinate andrebbe annichilito definitivamente non tanto per le infamie di cui trabocca, quanto per lo stupro della tradizione comica ed umoristica che annovera autori in cui la capacità di muovere il riso, non è mai disgiunta dalla padronanza degli accorgimenti retorici e soprattutto dal rifiuto dell’esistente, requisiti che i filibustieri in esame non hanno e non avranno mai.
Anche la redazione di “Wikipedia” ha pianto le classiche lacrime di coccodrillo. Paventando che un codicillo inserito in un decreto dal governo portasse all’obbligo di rettifica entro quarantotto ore a vantaggio di chi si ritiene leso da un’affermazione, la nota enciclopedia della Rete ha per qualche giorno reso inaccessibili i lemmi. Subito si sono levate le doglianze e le giaculatorie, poiché il portale mette a disposizione dei lettori contenuti corposi a costo zero, mentre i tomi enciclopedici cartacei, oltre ad essere ingombranti, hanno prezzi altissimi. Riconosciamo che alcune voci sono utili, ma quasi prelevatesic et simpliciter da siti specialistici. Inoltre non sono insostituibili e non sono prive di errori anche grossolani sia linguistici sia – ed è più grave – concettuali. In Rete, però, si possono compulsare altre pubblicazioni simili, con voci meno approfondite ma di tenore simile. Le “summae” tradizionali poi sono sempre migliori di Wikipedia: scritte meglio, benché allineate, non sono sottoposte a quell’incessante e subdolo processo di revisione con cui i compilatori di “Wikipedia” adattano i contenuti di certi argomenti “caldi” alle esigenze manipolatorie del Minculpop. Wikipedia, con la sua reputazione “culturale” è solo un’altra costola della Nomenklatura e sa essere assai più dannosa della sgangherata consorella. Certe voci, naturalmente bloccate e gestite da agenti della psico-polizia, (si pensi a quella sulle “scie chimiche”) sono piene di interpolazioni, di contraffazioni e di oblique maldicenze.
Attenti ai falsi profeti, ai fanatici estimatori della tecnologia che promette le “magnifiche sorti e progressive”: gli araldi del libro telematico, della posta elettronica certificata, della digitalizzazione dei documenti in nome del risparmio, dell’efficienza, della velocità, della condivisione dei contenuti “educativi” e delle informazioni, non sono meno pericolosi dei censori.
La società in cui la cultura (o, meglio, la labile traccia che ne rimarrà) sarà completamente smaterializzata ed informatizzata, sarà l’incubo orwelliano divenuto tragicamente reale.
Articolo correlato: C. Penna, Che strano mondo, 2011
http://www.tankerenemy.com/Di recente il mondo della Rete è stato scosso da due eventi: la chiusura, purtroppo temporanea di “Nonciclopedia”, e l’autooscuramento di “Wikipedia”.
Nel primo caso, gli avvocati di Vasco Rossi hanno ottenuto la chiusura di “Nonciclopedia”, viste le pesanti e triviali diffamazioni nei confronti del cantante che è stato subito accusato dagli Internauti di ogni nefandezza, di essere ricorso alla più deplorevole censura nei confronti di un portale “satirico”. Qui casca l’asino, anzi ne cascano tantissimi: “Nonciclopedia” non è un sito basato sulla satira, poiché la vera satira (Giovenale docet) nasce dall’indignazione ed è una sferzante ed implacabile critica del potere. Nonciclopedia è, invece, strumento del potere stesso: blasfema, scurrile, immorale (si leggano le voci su Anna Frank e sull' olocausto), si compiace della sua laidezza. Si accanisce contro coloro che sono sgraditi al sistema, in luogo di stigmatizzare le strutture oppressive e chi le incarna. Si troveranno beffe di Paolo Attivissimo o di altre mosche cocchiere, ma sono addomesticate e sono pretesti per aggredire i dissidenti. “Nonciclopedia”, questa lurida accozzaglia di scempiaggini, è ideologizzata: gli estensori sono degli ignoranti che diffondono l’ignoranza, credendo di suscitare ilarità. La vera satira è amara, ma gli “autori” di codesta cloaca sono dei teppistelli che, con la loro sboccata insolenza, riescono solo patetici.
Ci si dovrebbe strappare le vesti per la chiusura di una discarica? La diffamazione, la calunnia e la denigrazione ai danni di cittadini che non hanno le aderenze ed il denaro per intraprendere dispendiose iniziative legali sono crimini, non umorismo. Gli indemoniati di “Nonciclopedia” infieriscono contro i ricercatori indipendenti consci che il regime li protegge, al riparo da qualsiasi contromisura. In verità, questo sito di pseudo-pasquinate andrebbe annichilito definitivamente non tanto per le infamie di cui trabocca, quanto per lo stupro della tradizione comica ed umoristica che annovera autori in cui la capacità di muovere il riso, non è mai disgiunta dalla padronanza degli accorgimenti retorici e soprattutto dal rifiuto dell’esistente, requisiti che i filibustieri in esame non hanno e non avranno mai.
Anche la redazione di “Wikipedia” ha pianto le classiche lacrime di coccodrillo. Paventando che un codicillo inserito in un decreto dal governo portasse all’obbligo di rettifica entro quarantotto ore a vantaggio di chi si ritiene leso da un’affermazione, la nota enciclopedia della Rete ha per qualche giorno reso inaccessibili i lemmi. Subito si sono levate le doglianze e le giaculatorie, poiché il portale mette a disposizione dei lettori contenuti corposi a costo zero, mentre i tomi enciclopedici cartacei, oltre ad essere ingombranti, hanno prezzi altissimi. Riconosciamo che alcune voci sono utili, ma quasi prelevatesic et simpliciter da siti specialistici. Inoltre non sono insostituibili e non sono prive di errori anche grossolani sia linguistici sia – ed è più grave – concettuali. In Rete, però, si possono compulsare altre pubblicazioni simili, con voci meno approfondite ma di tenore simile. Le “summae” tradizionali poi sono sempre migliori di Wikipedia: scritte meglio, benché allineate, non sono sottoposte a quell’incessante e subdolo processo di revisione con cui i compilatori di “Wikipedia” adattano i contenuti di certi argomenti “caldi” alle esigenze manipolatorie del Minculpop. Wikipedia, con la sua reputazione “culturale” è solo un’altra costola della Nomenklatura e sa essere assai più dannosa della sgangherata consorella. Certe voci, naturalmente bloccate e gestite da agenti della psico-polizia, (si pensi a quella sulle “scie chimiche”) sono piene di interpolazioni, di contraffazioni e di oblique maldicenze.
Attenti ai falsi profeti, ai fanatici estimatori della tecnologia che promette le “magnifiche sorti e progressive”: gli araldi del libro telematico, della posta elettronica certificata, della digitalizzazione dei documenti in nome del risparmio, dell’efficienza, della velocità, della condivisione dei contenuti “educativi” e delle informazioni, non sono meno pericolosi dei censori.
La società in cui la cultura (o, meglio, la labile traccia che ne rimarrà) sarà completamente smaterializzata ed informatizzata, sarà l’incubo orwelliano divenuto tragicamente reale.
Articolo correlato: C. Penna, Che strano mondo, 2011
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PER FAVORE NIENTE VOLGARITA' (altrimenti non verrano pubblicati)!!!
NON SONO INOLTRE INVITATI I DISINFORMATORI!
BUONA LETTURA!!